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ROCKON – Maggio 2014

Firenze-Amsterdam come linea direttrice della poesia di Dimitri Niccolai in arte Tenedle, una voce e un’aura che sembra filtrare da temi e modi – più che alieni – da altri paralleli, quel cantautorato che sa di condensa sui vetri e che piano piano va a gocciolare, se istigata da un dito che disegna cose e sogni, sui teneri calori di questo bel “Vulcano”, nuovo capitolo dell’artista che non smette mai di essere immediatamente pop ibrido come una leggera liberazione insistente. Musica, parole, idee e sogni stirati nella semplicità di una personalità artistica che fa ampio ricorso alla gentilezza e a quella magniloquenza a volte malinconica, a volte indolente, altre ancora volatile e irraggiungibile, un pop rigato da inneschi sperimentali, una tromba Newyorkese che da uno stupendo assillo atmosferico “Aurora” “L’attimo prima del risveglio”, “Amore da un altro amore”, quelle ballate sinuose “Canzoni che fanno male”, frizzantine amare “Pow wow”; un viaggio che ci conduce in un gioco espressivo condito di estro in cui l’artista Tenedle muove rifrazioni e semiombre come in un viaggio nell’irreale immaginario. Certo e poi che cosa esiste di più assurdo dell’immaginario? Tutto e niente e questo disco ne innesca tutta la fresca aspettativa, con quella fedeltà d’insieme che suona efficace e con un pizzico di magia. Ancora una sana boccata d’aria fresca? Si, specie quando passa la ritmica mid-dub di “Teletransportsister” e l’intimità da mattonella che “Gliese” dipana tutta d’un fiato, ed allora e qui che ti accorgi che hai ascoltato un disco che non ha e non conosce momenti di calo, che si adagia perfettamente alla tua voglia di rimbalzo, quel senso incontrollabile di spiccare un salto all’insù e piroettare a tempo indeterminato. Dodici canzoni una più bella dell’altra.
Max Sannella
Link : http://www.rockon.it/recensioni/tenedle-vulcano/

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