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IL MUCCHIO – Aprile 2014

Dimitri Niccolai, in arte Tenedle, non avrebbe bisogno di presentazioni, pur nel vivo timore che siano molte, troppe, le persone che ancora non lo hanno accolto nelle proprie vite. Perché Tenedle pubblica dischi semplici (per immediatezza del messaggio e bontà delle melodie), ma non semplici dischi. Sono lavori che smuovono in noi emozioni che parevano sopite quando non dimenticate, sono un comune sentire che sorprende a tal punto da chiedersi come faccia a conoscerci così bene. Vulcano, nuovo capitolo di una discografia qualitativamente in crescendo, non tradisce le premesse e nei suoi dodici brani ritroviamo, nei testi e nelle musiche, la stessa felicissima dote che appartiene a tutti quegli artisti che, indipendentemente dall’arte con cui si confrontano, parlando di sé riescono a illustrare vividamente le nostre esistenze. L’apertura affidata a In pensiero chiarisce con lieve ironia il perimetro in cui ci muoveremo per i successivi tre quarti d’ora: new wave di ottima fattura, disincanto, sensibilità pop. I lucidi j’accuse del musicista fiorentino ora di casa in Olanda ci mostrano un pianeta dell’orrore (Amore da un altro mondo) dove le donne muoiono due volte (Teletransportsister), ma in cui è possibile essere felici anche senza sorridere (Canzoni che fanno male). Questo è Vulcano: un album felice che non sorride e ci fa stare comunque bene.

Giovanni Linke
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