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IL MUCCHIO (Fdm) – febbraio 2011

Squilli di trombe e rullo di… “Grancassa”: tre anni dopo “Alter” e a sette dal debutto (“Psicfreakblusbus”), torna Tenedle, al secolo Dimitri Niccolai, con un album che nel riconfermare la statura compositiva dell’artista mette in evidenza il desiderio di una costante ricerca verso nuove strade, influenze e sperimentazioni. Chi tra di voi ha amato le precedenti prove del compositore fiorentino troverà in “Grancassa” lo stesso mood liquido e notturno, qui ingentilito da una malinconia sospesa, un’ironia arrendevole. La fusione tra elettronica e canzone d’autore risulta particolarmente compiuta, anche grazie a melodie oblique, mai smaccate, ma al contempo incredibilmente azzeccate. Non c’è brano che non si aggiri indisturbato negli archivi della memoria già dopo un primo ascolto (“Hikikomori”, “Ideale”, “Le cose infinite”, per citarne una manciata). Pure numerose le sorprese inaspettate, a partire dall’uso di voci altre (Marydim, Silvia Vavolo, Vanessa Tagliabue Yorke), che in un incastro di linee vocali aggiungono nuovi significati a testi già di per sé densi di stimoli. Allo stesso modo risulta notevole l’apporto di Rocco Brunori alla tromba, ideale pennello con cui disegnare ombre e mostrare vie di fuga inaspettate. La sorpresa più gratificante è però la più rara: scoprire di avere tra le mani un album con una solida idea di partenza, non tradita nel suo sviluppo; ogni canzone fa storia a sé e allo stesso tempo racconta un comune sentire in cui prendono vita micromondi di solitudine a cui è difficile dirsi estranei. È nella loro poesia che risiede la forza di farli collidere e deflagrare. Con un colpo di… grancassa.

GIOVANNI LINKE

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