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HEART OF GLASS – agosto 2010

Artista a tuttotondo, Tenedle non è certo l’ultimo arrivato, se non altro per l’esperienza almeno ventennale nel mondo della musica sperimentale. Dai Laughing Silence degli anni ottanta fino alle parentesi artistico-culturali maturate all’estero, senza dimenticare le recenti infatuazioni per il teatro. Perciò un personaggio non comune, eclettico quanto basta, filosofo della musica, cacciatore di suoni. Qui il rock non c’entra, muore e rinasce nello stesso istante, qui si parla di sperimentazioni, dall’elettronica all’onirismo, dal digitale all’esoterico. E questo lavoro del 2007 parla chiaro, Alter non è quel genere di disco che si può ascoltare con distrazione.
La cultura e la complessità di Tenedle sono ingredienti che rendono succoso l’approccio alla sua musica. Come imbastire una trama fitta di suoni, mai casuali, sempre ragionati e dispensati con attenzione, al fine di ottenere un “armonia” con l’universo. Scorribande elettroniche che in ballroom apparirebbero troppo intelligenti, difficilmente ballabili, eppure il messaggio di Tenedle è rivolto a tutti. Senza giri di parole, ma appropriandosi di una poetica fine, manifesta lucido un malessere per un epoca pagana, irriconoscibile nei valori, spenta nel bel mezzo del suo cammino per il sentiero buio.
A tratti trip-pop nella sua sporadica orecchiabilità, vagamente new-age in certi viaggi onirici edonistici. Per farvi capire vi propongo un paragone esagerato, immaginate Battiato che faccia il verso ai primi Depeche Mode; ci siete? Ecco siete solo a metà strada. Il resto è fatto di quel cupo “metropolismo-chimico” anni novanta e da una sferzata digitale tipica dei giorni nostri._Citare una per una le 21 tracce del disco sarebbe un compito che esula dallo scopo conoscitivo di questa recensione, e francamente mi ci vorrebbe almeno un intero pomeriggio per decifrare ogni singola corda smossa dalla mente di Tenedle. Tuttavia non spaventatevi, un è un disco mangia-uomini, ma per apprezzarlo nella sua massima energia bisogna saper ascoltarlo. Si va dal pop-languido di Domino (immagini spettrali degne di un film di Cronenberg), al mesmerismo-pocket di Musica Idiota nel quale si evoca la forza della reminiscenza. Tra qualche paletto trip-pop, vedasi la tirata Notte Fonda oppure Sogni profondi (intrisi di catrame elettronico, direi io); si fa spazio un abbordabile pop elusivo: ottime quindi le liriche in La terra è il mio pianeta (intimo inno all’alienazione umana, altro che Ziggy Stardust) o di Le mosche sul dolce, raffinata e sincera nel suo agrodolce dolore.
Sul velluto più ammicante è Fintorgasmo, mentre lievemente dub, senza prendersi troppo sul serio, è il ragionamento espresso in Ascensore per lunatici; sottile ma spiazzante in certe verità filosofeggiate. Chiude la singhiozzante Katasmerismo, insospettabile esercizio poetico che si congeda in maniera sfavillante con questi versi: «E se pensare è viaggiare / Oggi resto chiuso in casa / Spengo tutto per un pò». Eh no, una cosa così i Depeche Mode non l’hanno mai scritta.
Funanbolico, dissetante per chi ha sete di musica sperimentale e per chi vuole imparare qualcosa. Scartato da Sanremo (ma non è una novità!), Tenedle non ha bisogno di palcoscenici troppo ”in”, e poi, rischierebbe di far sfigurare le belle statuine da reality._Saggio, immenso, da scoprire. Finalmente qualcosa che può essere definito veramente alternativo!

Alter – Tenedle

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