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DOREMILLA august 2008

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Descrivere in poche righe il lavoro dei Tenedle, band fiorentina dedita a sonorità new wave tanto delicate quanto rarefatte, mi è risultato più difficile del previsto. Il progetto, nato dalla passione di tre musicisti toscani muove i suoi passi, con fasi alterne, da oltre un decennio ed è recentemente approdato in casa Udu, la vivace realtà musicale capeggiata da Giancarlo Passerella. Al sottoscritto sono arrivati due lavori contemporaneamente: il primo, “Luminal”, del 2004; il secondo “Alter”, uscito nel Settembre del 2007. Si tratta di due opere molto corpose, basti pensare che il mio ascolto ha dovuto soffermarsi su di una trentina di brani. E credetemi, alla lunga un album di diciotto brani, contestualizzato nel periodo attuale, rischia di diventare controproducente anche per il migliore dei gruppi in circolazione. Dico questo perché la band sfodera in alcuni momenti brani di assoluta bellezza, perle di essenziale musica a cavallo tra l’elettronica ed il cantautoriale, con l’aggiunta di strumenti tanto convenzionali quanto efficaci nel loro utilizzo. Spesso è facile riscontrare echi della scuola melodica genovese, su tutti Fossati e De Andrè, anche se i riferimenti servono come punto di partenza e permettono all’ascoltatore di approdare a lidi poi scalzati da tappeti di drum muchine, synth e tastiere. Entrambi i lavori risultano accomunati da una delicatezza di fondo, in cui emerge tutta l’abilità e la preparazione dei musicisti impegnati in quest’opera. In “Luminal” segnalo la title track, l’affascinate “l’Insegnate” e quello che al sottoscritto è risultato essere il brano maggiormente riuscito dell’intera produzione, ovvero “La Crisi”. “Alter”, più vecchio di tre anni, mette in campo una maggiore maturità compositiva e lessicale da parte del gruppo –ne sono riprova brani come “Ascensore per Lunatici”, “Fintorgasmo” e “Le Mosche sul Dolce”-, ma risulta alla lunga più stucchevole del precedente, forse proprio in virtù di una maggiore consapevolezza nei propri mezzi raggiunta da coloro che hanno partorito il lavoro.
Quello che rischia di far apparire fragili e poco interessanti anche le composizioni meglio riuscite è senza dubbio la scelta di inserire un numero eccessivamente elevato di tracce all’interno di un unico supporto. Anche perchè con i Tenedle siamo dinnanzi ad un discorso musicale più cervellotico, attento ai dettagli. E proprio per questo motivo l’ascoltatore, in virtù della mole di lavoro messa in campo, potrebbe rischiare di perdere alcune autentiche perle, complice l’eccessiva dilatazione del prodotto. Gli amanti del genere potrebbero forse contestare il fatto che musica di questo tipo abbia bisogno di ampli spazi per diventare efficace; io ribatto che comunque un album, anche se costruito su linee morbide e delicate come quelli in questione non dovrebbe superare le dodici tracce. Un pensiero che non mitiga le capacità del gruppo, semmai vorrebbe esaltarne i momenti più eccellenti, tralasciando magari tutta una serie di pause morte che in un disco formato da venti brani sono quasi del tutto inevitabili.
Mi piacerebbe molto assistere ad un concerto dei Tenedle, proprio per capire se le atmosfere più azzeccate proposte da entrambi i lavori siano poi messe in campo durante l’esibizione live. Accadrà prima o poi, nel frattempo vi consiglio di conoscere più da vicino questa piacevole realtà e acquistare il loro materiale da esibire in serate particolarmente soft e meditative.

CARLO RAVIOLA
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