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BEAT BOP A LULA luglio 2010

Avete mai pensato a cosa potrebbe venire fuori se i Depeche Mode cantassero Tenco, i Radiohead rifacessero De André e i Kraftwerk si cimentassero con Gaber. Non un granché, starete pensando, ed in effetti il rischio di ritrovarsi ad ascoltare musica cacofonica sembrerebbe concreto. Eppure c’è chi, sprezzante del pericolo, ci prova ormai da tempo con risultati tutt’altro che terribili.
Tenedle, cervello italiano migrato in Olanda, con le sue sapienti mani di chimico musicale navigato mischia molecole di elettronica e particelle di cantautorato italiano con sorprendente nonchalance, e la formula da lui trovata e poi consolidata nel tempo sembra aver raggiunto ormai una buona stabilità. Dopotutto qui non si sta mica parlando di un novellino che smanetta con Pro Tools.
Questo Alter, uscito nel 2007, pur presentandosi appena come terzo album della sua discografia, rappresenta di fatto solo l’ultimo di una serie infinita di lavori e progetti musicali che si sono succeduti lungo oltre un trentennio di carriera, e più precisamente da quando, sul finire degli anni ottanta, un allora adolescente Tenedle si dilettava già con il suo primo gruppo di amici fiorentini. Una vita spesa a fare musica, all’insegna della continua sperimentazione di quante più facce possibili della tradizionale forma-canzone a cui rimane comunque saldamente ancorato; unico punto fermo da cui partire, per poi tornare una solo dopo aver attraversato un labirinto di suoni.
Non lasciatevi spaventare dall’inusuale lunghezza della tracklist poiché molti dei titoli indicano brevi intermezzi musicali. Il disco alla fine dura giusto un’ora; tanto basta a Tenedle per descriverci la sua visione dell’uomo di oggi. Un uomo metropolitano e moderno, incapace di relazionarsi con se stesso e con gli altri e sempre più dipendente da aiuti esterni: che si trattino di sostanze o macchine non fa differenza. Un uomo sintetico quindi, non più in grado di vivere in maniera naturale ed equilibrata neanche gli affetti più importanti come l’amore.
Eppure, nonostante la tragicità affrontata, l’atmosfera rimane comunque piuttosto leggera, a tratti addirittura rasserenante. E non è una cosa di poco valore dal momento che sarebbe stato forse naturale scivolare su un piano di pessimismo cosmico. Sia chiaro, il disco necessita di un certo impegno nell’ascolto ed è evidentemente non adatto a tutti. Ma coloro i quali saranno capaci di prestagli il giusto orecchio, sono sicuro che ne rimarranno sorpresi.

Luca Socionovo

http://www.beatbopalula.it/musica-underground-emergenti-band/articolo.asp?articolo=4432

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