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2017 Segreti di Pulcinella

Cominciamo dalla tua formazione culturale e artistica: che studi hai fatto?

Cominciamo da lontano quindi. Purtroppo, ma la cosa direi che ormai non ha importanza, visto che faccio quello che ho sempre voluto fare, non ho terminato nessuno studio quindi non ho diploma o Laurea, in casa non c’era nessun sostegno e la situazione economica non era facile. Iniziai presto a lavorare per potermi permettere strumenti musicale e materiali per l’arte… In realta’ ho sempre studiato e continuo a farlo, ho sempre avuto le idee chiare, l’arte, la musica, la poesia, la letteratura, il cinema, antropologia, storia, fisica e spiritualita continuano ad essere miei oggetti di approfondimento continuo. Ho partecipato a molti workshop e ho un attestato per educatore per l’infanzia, ma non importante.
qual è stato il tuo approccio personale al mondo della musica? Quando hai iniziato a scrivere canzoni?
Ho iniziato da bambino a picchiare la batteria, la prima me la rubarono la sera stessa che l’acquistai, usata, con gran fatica, poi la chitarra nei primi anni alle medie, stregato da alcuni 45 giri dei Beatles, trovati in casa un estate. Il piano l’ho studiato per un periodo tra 18 e 22 anni ma come ho detto, il mio interesse principale fu da subito quello di creare, scrivere, modellare, anche con la musica. Ho iniziato ascrivere le mie prime canzoni a 12 anni. Alcune sono niente male ancora.

Che musica ascolti? Hai dei modelli musicali?

Ascolto veramente cose molto varie e continuo a cercare e viaggiare con le musiche di altri, ho i miei preferiti e i miei padri (e madri) musicali. La mia adolescenza corrispose all’esplosione del punk, dark, la New-wave e L’elettronica, quindi David Bowie, David Sylvian, Depeche mode, Kraftwerk, Cocteau twins, Talking heads, The cure, Siouxie, Ultravox, Tuxedomoon, Brian Eno, Laurie Anderson, Nick Cave eccetera. Da allora ne sono passate di canzoni. Battiato credo abbia cresciuto qualsiasi autore e musicista della mia generazione ma tra gli italiani adoro ascoltare Luigi Tenco, Piero Ciampi, De Andre’, Conte, Battisti, Brel e pochi altri. Amo Mozart, Beethoven, Richard Strauss, Faure’, Satie, Debussy e Ravel. Ascolto regolarmente Arvo Part, Philip Glass, Wim Mertens, Michael Nyman, Kurt Weil e i compositori per il cinema come Bernard Hermann, Nino Rota, Denny Elfman… poi i Beatles, Lou Reed, Nick Drake, Scott Walker, Robert Wyatt, adoro i King Crimson, gli Xtc, poi ci sono i miei coetanei Bjork e i Radiohead, Massive Attack….. Non sarebbe finita qui ma su questi ascolti credo si sia formata la mia vena compositiva…

C’è un brano che senti come più rappresentativo? Un cavallo di battaglia?

Non saprei, ho scritto molto e ci sono almeno una ventina di brani a cui voglio estremamante bene. Diciamo che canzoni come “Schizoide”, “La cura del suono”, “Sta accadendo” e “La stella popolare” hanno segnato delle tappe importanti, ma no, non posso giudicarle in modo diverso da altre, che adoro…

Come nascono le tue canzoni? Da dove prendi ispirazione?

La musica ormai da anni nasce molto prima delle canzoni, sperimentando con l’elettronica e il suono comincio a collezionare musica pensando per immagini, visioni e un tipo di percorso che desidero fare. Scrivo anche molta musica strumentale per teatro per esempio e ho davvero moltissime ore di musica composta da parte. Quando faccio un disco, per i testi, in genere attingo dai diari che scrivo, uso scrivere annotare cose che vedo, leggo e che mi incuriosiscono, pensieri e poesie, ed in genere lavoro ai testi in un periodo sempre piuttosto intensivo ma breve, molto di notte, cercando di trovare tematiche concettuali ad un intero lavoro. Non scrivo quasi piu’ canzoni “di getto” anche se la musica si spesso ti sorprende e arriva l’idea che devi assolutamente fissare immediatamente. Ultimamente, da una decina d’anni, mi capita anche di sognare musica, e’ successo con “L’ora di ricreazione” e “La stella popolare” per esempio…

Le tue canzoni sono disponibili sul tuo sito www.tenedle.com: cosa pensi dell’era digitale?

Si, la mia musica e’ disponibile sul mio sito su cd e digitale e sulle piattaforme digitali piu’ conosciute, tutte. Credo che la cosa piu’ importante da dire e’ che la musica sia una cosa meravigliosa, e che qualsiasi mezzo si usi per immergersene sia positivo. Oggi abbiamo anche telefoni e cuffie, e’ cambiato il costume e sono cambiate le abitudini di intere popolazioni riguardo all’approccio con musica e altre forme di arte, ma c’e’ vita, anche se l’idea del consumo minaccia fortemente le enormi potenzialita’ dell’arte.

Cosa pensi della musica on-line?

E’ un mezzo per diffondere la musica, moltissimi giovani, persone sotto i 25 anni conoscono la mia musica proprio grazie a questo mezzo e credo che niente che diffonda cultura sia negativo, l’utilizzo piu’ o meno buono dipende da altro e questo e’ un’altro discorso.

Da dove deriva il tuo nome d’arte?

“Tenedle” una transliterazione del mio nome, Dimitri, secondo un alfabeto “carbonaro” che un mio zio apprese da giovane, non si sa bene come, ma tornato dal servizio militare comincio’ a chiamare tutta la famiglia cosi. Nel 1997 mi trovai ad iniziare il mio percorso da solista e decisi di adottare un nome (adoro le parole singole e non i nomi e cognomi) e scelsi questo che in mi apparteneva da tempo. Ormai lo hanno imparato in diversi…

Nelle tue esibizioni live hanno un certo peso le proiezioni dei video delle varie canzoni: video molto curati e creativi. Come nascono? Chi li realizza?

Da quando mi sono trasferito in Olanda, ormai nove anni fa, sono circondato da paesaggi e luce incredibili, immagini e fotografia sono uno dei miei ulteriori passatempi e tranne per un paio di episodi, realizzo i video da me, mi piace mi diverto e direi di si, sono un mezzo ulteriore per raccontare le mie storie, mi aiutano molto, continuando a cantare in italiano, a far percepire la narrazione anche a chi non parla la mia lingua.

Le tue origini sono fiorentine ma da tempo ormai vivi in Olanda: cosa pensi dell’Italia, tua terra d’origine, e dell’Olanda, terra di adozione? Cosa rappresenta per te il viaggio e il vivere all’estero?

Non solo le mie origini sono fiorentine, io sono un fiorentino “tipico” ma qui si apre un capitolo troppo lungo. Diciamo che adoro viaggiare, sono curioso e irriverente, anche se con rispetto ovviamente. Tutto mi aiutato molto, oltre al fatto che gli italiani sono guardati in modo opposto, se fanno arte per esempio, per la mia esperienza positivo. Mi trovo bene in Olanda, c’e’ la pace giusta per lavorare, posso stare “isolato” e in silenzio quando ne ho bisogno e la societa’ e’ in movimento, stimolante, ultramoderna ma con le sue contraddizioni. Le condizioni climatiche a volte mi fanno sentire nostalgia del nostro sole, altre volte offrono spunti incredibili. Sono contento di vivere a nord, lo stato in cui volge l’Italia non mi attrae, siamo indietro, siamo tornati culturalmente al medio evo, poca cultura, poco interesse, leggiamo poco, siamo arrabbiati con tutti e mai in grado di prendere decisioni, come popolo, nemmeno per noi stessi. L’arte, la musica sono sofferenti come in pochi paesi al mondo, non c’e’ lavoro, non ci sono diritti. Mi spiace, ma e’ un paese che adesso mi interessa solo da viaggiatore, per gli amici e per il sole. Per fortuna per questo torno spesso, grazie al mio lavoro, ed incontro comunque bellissime persone, ci sono, ce ne sono ancora, speciali.

Parliamo del tuo ultimo lavoro musicale, “Vulcano”: com’è nato questo progetto?

“Vulcano” e’ il mio quinto album ufficiale in italiano, e’ stato il mio secondo disco realizzato in Olanda, ho collaborato per la prima volta con artisti olandesi ed ho sperimentato alcune novita ritmiche e nel suono. Musicalmente mi interessava creare qualcosa che fosse un punto di unione tra la canzone e l’elettronica, ma questo e’ il mio percorso in genere. Il disco ha ottenuto grande attenzione e i brani di Vulcano hanno dimostrato anche una speciale energia dal vivo.

I testi in “Vulcano” fanno spesso riferimento al Cosmo e ad altri mondi e più in generale a tematiche astronomiche e futuribili: ce ne vuoi parlare?

Prima di scrivere Vulcano mi sono dedicato molto piu’ seriamente che in passato a letture scientifiche. Fisica in questo caso, ed in particolare la fisica quantistica, partendo semplicemente dal desiderio di approfondire. Ho subito un fascino che mi ha legato a certe letture che continuano ad essere il mio presente. Era ovvio che non potessi scrivere un trattato di fisica in un disco di canzoni ma ho trovato un sacco di spunti e similitudini tra spiritualita’, filosofia, percezione, immaginazione e vita di tutti i giorni ed ho provato a scrivere una piccola raccolta di messaggi utili per avvicinarsi all’Universo da credenti o meno……

L’amore, insieme alla solitudine, è un’altra tematica presente nel tuo ultimo album: cos’è per te l’amore? È qualcosa che appartiene “a un altro mondo”?

Domandina da due righe direi. Non so da dove cominciare. L’amore. Credo che il genere umano dimostri continuamente contraddizioni incredibili. Viviamo (da sempre?) In un mondo violento, non c’e’ mai stato un solo momento di pace, ed ogni volta che ci si avvicina ad una conquista positiva si ricomincia con l’oscurantismo, in nome del potere, dei soldi. Questo caratterizza il genere umano da sempre. Da sempre pero’ ci sono persone ispirate, pacifiche e piene d’amore, purtroppo il mondo tende ad ascoltare i folli piuttosto che i saggi. Prima ancora dell’amore dovremmo parlare di rispetto, etica, giustizia. Credo che in Vulcano ci siano l’invito ad una solitudine come percorso interiore e non come stato depressivo, una solitudine pacifica, e alla ricerca dell’amore attraverso la personale abolizione come cultura, della violenza, della guerra, del razzismo, dell’odio. Ovvio che il migliore esercizio sia da fare con le persone vicine, il tuo piccolo mondo ha bisogno del tuo amore, cominciamo a fare ginnastica da qui…

Progetti per il futuro?

Mentre girano alcuni piccoli progetti teatrali con le mie musiche ed e’ prevista presto l’uscita di un album digitale con la mia musica per bambini, sto producendo il nuovo disco dei livornesi P.A.S.E. (Piccoli Animali senza espressione) fondati dall’ex Virginiana Miller Andrea Fusario, con il quali ormai siamo grandi amici. Il disco e’ bellissimo e uscira’ ad aprile 2017. Mi e’ stata affidata anche la produzione di un album di un artista olandese, non conosciuto ma bravo, anch’essa prevista per i primi mesi del 2017. Lavori di cui vado molto orgoglioso. Per la fine del prossimo anno credo di poter annunciare anche il mio settimo album in studio, una sorta di film, ricco di visioni ed immagini, ma che si realizzera’ solo in interazione con me durante la performance. Ho gia’ scritto buon parte del concept e della musica, ma comincero’ a parlarne, per indizi, solo fra qualche tempo, tenere d’occhio i miei spazi sul web e’ il modo migliore per capire a quale follia sto dando vita, e magari ci risentiamo qui fra qualche tempo. Una cosa e’ certa, non sono mai stato cosi creativo, cosi pieno di idee.

Massimo Acciai Baggiani – Segreti di Pulcinella – Gennaio 2017
http://www.segretidipulcinella.it/sdp51/mus_03.htm

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