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2008 BabylonBus

E’ uscito il tuo nuovo album “Alter”. In che cosa si contraddistingue rispetto alle tue precedenti produzioni?

La prima cosa che mi viene in mente è che ho finalmente lavorato con mezzi migliori e con più pazienza, grazie al piccolo studio “mobile” che ho faticosamente allestito in questi ultimi due, tre anni, quindi rispetto a “Luminal” dal punto di vista della produzione, tutto è molto più curato. Non ho dovuto fare i conti con i budget e i tempi degli studi di registrazione in affitto. Con “Psicfreakblusbus” ovviamente c’è un abisso, anche se non sminuisco quell’album per le idee che ci ho messo. “Alter” comunque è un lavoro più scuro rispetto ai precedenti, volutamente più austero, meno ironico di “Luminal”, un disco che definirei nonostante questo abbastanza immediato nel suono e nelle melodie. 



Immagino sia un album che consideri tuo a 360°, visto che te ne sei occupato in toto…

Sono molto geloso dei miei lavori ed essendo ormai abituato a sbagliare da solo da tempo, ne affiderei le sorti solo a persone davvero appassionate, certo che mi piacerebbe chiudermi in studio con Nigel Godrich, ma io non posso permettermelo e allora faccio di necessità virtù. Senza considerare le esperienze distruttive con alcuni, fortunatamente pochi, dei miei collaboratori occasionali. Questo non tragga in inganno, per fortuna i soggetti a cui alludo sono insignificanti e pochi rispetto alle persone con le quali ho fatto esperienze bellissime, solo che negli ultimi anni le collaborazioni avvengono più quando allestisco cose dal vivo che non in studio. L’esperienza dal vivo crea meno ostacoli per istaurare un buon rapporto, dato che è più spassosa delle ore passate con l’aria viziata degli studi, dove ci si scanna per un idea. 



Molti pensano che l’elettronica tenda a produrre delle sonorità fredde…in realtà molto dipende dall’uso che se ne fa…

Forse l’elettronica di un tempo (anche se ho dei dubbi) diciamo l’elettronica fatta male e fatta a caso, è brutta più che fredda, perché vi assicuro ad esempio che non c’è esperienza più unica che vedere e sentire i Kraftwerk dal vivo, se quello che ho provato fra stomaco e cuore non era emozione non saprei cosa fosse. Dipende assolutamente dell’uso che se ne fa, oggi poi, elettronica non vuol dire più solo fare “pippippi” con un sintetizzatore ma lavorare con il suono, tagliare e ricucire un rumore con un violino, registrare una chitarra e creare un loop percussivo, i colori sono infiniti e c’è ancora molto da esplorare secondo me. L’elettronica “di moda” per fortuna è finita da tempo. 


C’è voluto molto tempo per realizzare questo tuo nuovo album?


Piu o meno ci ho messo otto mesi anche se in genere, parto da molto lontano, comincio a scrivere appunti già appena esce l’album precedente, infatti posso dire che quello che vorrei fare con il prossimo si sta già delineando da un po’ di tempo, anche se altri impegni mi tengono lontano dalla tentazione pericolosa. E’un modo di lavorare questo che mi viene naturale, come se scrivessi un diario e il suo riassunto in musica della mia vita quotidiana ogni due, tre anni.

Ti piacerebbe cimentarti in una colonna sonora di un film in futuro?

Scrivo per il teatro da qualche anno e la cosa mi piace moltissimo, ho fatto musica per cortometraggi, vernissages ed eventi di vario tipo, ma il cinema ovviamente sarebbe un sogno! In pratica le mie canzoni sono già piccole colonne sonore di visioni e poi la musica e il cinema sono due forme d’arte per me indivisibili oggi. Spero quindi di potermi cimentare anche con le colonne sonore, da grande. Non credo affatto sia una cosa semplice. 



Oggi, pensi che un’artista componga esclusivamente pensando all’arte o un po’ anche a quello che è moda?

L’eterno dilemma tra arte e pagnotta esisterà sempre, tutti noi facciamo i conti con la vita quotidiana e il mondo evidentemente è pieno di cose fatte a tavolino e programmate secondo canoni del momento per il successo. Non è semplice usare poche parole per questo argomento, ma per fortuna non è neanche oro tutto quel che luccica, e solo il tempo avvicina, conferma o smentisce questa equazione, non le nostre parole. Fare le cose che faccio nel mio caso, è prima di tutto naturale poi necessario. Io sto bene quando scrivo, quando uso l’immaginazione, mentre sto molto meno bene quando, anzi “se”, devo convincere qualcuno che quello che ho da dire ha un valore. Il dilemma comunque mi riguarda sempre meno, ormai ho trovato un mio linguaggio, ho sperimentato anni di arte “sommersa” più che emergente e traggo ispirazione proprio dalle cose che più critico, quindi le ho girate a mio favore. Ritengo di avere avuto successo fino a ora nelle cose fondamentali, quel pizzico di consenso che cerco “fuori” mi serve solo per assicurarmi più a lungo possibile l’opportunità di scrivere musica. 



Quanto conta la fantasia nelle tue composizioni?

Per bilanciare la domanda precedente rispondo con un lapidario: niente conta senza fantasia! 



A disco finito. Cos’hai provato?

“Waooh” sono le sette e mezza e devo portare mia figlia a scuola!! Poi ho dormito un giorno intero e non ho ascoltato ALTER per circa un mesetto, ho ricominciato a rispondere agli inviti dei miei amici e a cenare con Inge ascoltando cosa diceva. Quindi dopo, mi son messo in poltrona ed ho ascoltato un disco che secondo me mancava, sono soddisfatto, ancora!

Cos’è per te la musica?

Una gamba? Qualcosa senza la quale vivrei con grande disperazione. 



Come vedi l’attuale panorama canoro italiano?Ci sono un sacco di artisti bravi, quasi tutti poco conosciuti, per il resto in Italia cantiamo un po’ tutti e ascoltiamo poco. In pericolo. 

Più in generale, da alcuni anni si parla anche di crisi del settore discografico. Credi se ne stia uscendo? Che si stia creando una base da cui risalire?

Direi di no, comunque la musica non muore e questo neanche in Italia, dove per tradizione siamo abituati a soffrire e ci abbiamo costruito un patrimonio col sangue degli scienziati e degli artisti. Adesso il patrimonio rischia di non rinnovarsi ma dal punto di vista degli artisti mi pare ci sia un sottobosco ancora potenzialmente importante. I discografici italiani e tutto il bla-bla-bla intorno non riesce più a convincere nessuno, specialmente chi i dischi li deve comprare. Non sono d’accordo con chi afferma, perché non riesce più ad affibbiarci il suo “paccho” che il disco o il cd è in via di estinzione. Credo che anche se cambiano i supporti non cambia l’esigenza dell’essere umano di fare musica e di fruirne, e il piacere ritornerà, certo, almeno finchè l’uomo non distruggerà con se ogni cosa che lo circonda. 



Nelle tue canzoni nasce prima il testo o la musica?

Diciamo che le cose viaggiano parallelamente anche se come ho detto, quando mi chiudo nella mia astronave lo faccio in genere con una serie di mappe, appunti e spunti scritti e una ricerca sul suono che ha già definito molto del colore e della sceneggiatura. Scrivere le melodie e il resto è puro divertimento finchè ti vengono, quando comincio a soffrire, la cosa diventa ancor più intrigante, quando non dormo più la notte e nemmeno il giorno infine, quando cado a terra, vuol dire che è ora di smettere e il disco è pronto o quasi, inevitabilmente! 


Qual è il rapporto che hai con il pubblico che ti segue? 


Crescente e stimolante, chi si avvicina al mio progetto scopre qualcosa di sincero ed abbastanza originale credo, quindi si appassiona. Negli ultimi tempi sono sempre di più le persone che mi mandano loro feedback, un po’ sparsi per l’Italia e non solo, grazie anche al web che ci avvicina molto. E’ una bella cosa che assaporo con soddisfazione e attenzione, ritengo di avere un bel pubblico e posso considerarlo un successo, viste le mie scelte. Mi piacerebbe poterli incontrare di più dal vivo, ma ogni cosa arriverà a suo tempo. 



Per chiudere. C’è un aspetto dell’album che tieni a sottolineare con chi ci legge?

Credo che questo lavoro meriti “ascolto” perché racchiude molte cose che restano in testa e che fanno pensare, questo senza togliere a chi non ne è interessato, il gusto di ascoltare musica semplice e diretta. E’ un disco di musica d’autore “nuova” dove la parte dedicata al suono è altrettanto importante, anzi, è la colonna portante dei messaggi che diffonde. Si possono scrivere bei testi, racconti, poesie, ma con la musica si può sentirli arrivare all’anima. Credo che Alter reggerà il passare del tempo. 


di ANDREA TURETTA

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