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2013 Estatica

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L’album “Grancassa” è uno di quelli che hanno lasciato il segno tra quelli ascoltati dal vostro recensore. Non perdetevi questa interessante intervista con Dimitri Niccolai, in arte Tenedle!

Come valuti l’accoglienza dell’album “Grancassa”, sia come critica (recensioni), che come pubblico (serate live)?

Direi che è stata sorprendente, non solo in Italia, mi ero trasferito in Olanda e non immaginavo di poter raggiungere cosi tante persone da un altro paese. Per Grancassa sono state spese parole importanti in diversi paesi d’Europa e anche il mio pubblico è cresciuto notevolmente. Alcuni pezzi del disco continuano ad essere programmati in radio a distanza di tre anni. Credo tuttavia sia un disco che meriti ancora più attenzione, non è facile oggi arrivare alla gente, ma sono convinto che questo succederà nel tempo, come per ogni cosa di valore.

Ci sono dei modelli musicali a cui ti sei ispirato?

Più che ispirato in generale ci sono artisti che mi hanno segnato ed insegnato più che altro ad amare certi suoni e a produrre i dischi. Penso a Brian Eno, Nigel Godrich come produttori, David Sylvian, David Bowie, Franco Battiato come artisti completi sempre attenti al suono, e Kraftwerk, i Radiohead e i Depeche mode di alcuni anni fa, cose che non mi stanco mai di ascoltare.
L’ispirazione, la scrittura invece, viene dalle cose che vivi personalmente, solo quando inizi segui i tuoi idoli in modo fanatico per orientarti, dopo, se fai queste cose per anni prendi una tua strada che include influenze totalmente differenti tra loro. Io non sono un cantautore, riesco ad esprimermi quando attorno alle mie canzoni ho la possibilità di usare atmosfere contemporanee e creare il suono che ho in mente.

Cosa ci puoi raccontare riguardo la tua evoluzione artistica, dal primo lavoro a “Grancassa”?

Ho iniziato nella seconda metà degli anni 80 a fare musica elettronica con la mia prima band, eravamo tra le pochissime band che usavano solo sintetizzatori e campinatori e questo si notava. Da metà del decennio successivo ho lavorato da solista e mi sono sentito inizialmente in grado di poter fare tutto, quindi ho iniziato a sperimentare generi e alternative, senza pubblicare fino al mio esordio, dieci anni fa. Il disco con cui ho esordito “Psicfreakblusbus” è addirittura un demo ispirato al circo. La mia visione era di farlo con una banda di paese, la realtà è che ho dovuto cantare 17 canzoni in un giono perche non avevo un soldo e che ho fatto tutto con dei moduli. Un disco che per fortuna è fuori catalogo, ma che venne accolto in modo strabiliante e che mi fece strada mentre io avevo già in mente “Luminal”, disco cantautorale, canzoni forti, profonde, che mi sono valse riconoscimenti importanti e gran belle recensioni. Nel 2007 ho prodotto “Alter” con il quale sono tornato nel mio ambito, l’elettronica, con diversi omaggio al mio passato, elettronica un po’ retrò e dark. Alter è un disco che amo molto con molte canzoni che ripropongo spesso dal vivo.
Grancassa è un album di elettronica contemporanea, l’ho scritto e prodotto dopo essermi trasferito in Olanda dove vivo attualmente e risente di certe atmosfere che mi circondano, rarefatte ed essenziali. Credo sia un disco che deve ancora dire tanto, come già detto sopra.

Ho trovato i tuoi testi sicuramente ricercati e mai banali. Quanto tempo dedichi alla loro stesura? Da cosa trai ispirazione quando scrivi?

Intanto grazie. Credo che i testi siano la parte più faticosa per me, primo perché credo di essere musicista e non uno scrittore, poi credo che il testo spesso imprigioni la musica in modo pericoloso, la sacrifichi. La musica evoca paesaggi infiniti la parola definisce sempre dei confini, dove sei, con chi e cosa fai eccetera. Spesso questo mi mette a disagio inizialmente. Oltretutto viviamo in un tempo in cui è stato scritto molto, tutti sono scrittori e il mondo è pieno di parole e chiacchiere. Ci sono due cose che cerco di fare contemporaneamente quando scrivo. Raccontare e far suonare anche le parole. La notte mi ispira molto, mi ispirano le stelle e lo spazio, le contraddizioni dell’uomo contemporaneo in bilico tra la conoscenza e la bestialità. Sono più attratto da concetti che riguardano l’immaginazione o la spiritualità che non le cose “reali”, ma mi piace molto anche giocare con le parole, sdrammatizzare, se possibile. Certo c’è poco da scherzare di questi tempi.

Trovo che la scelta di accompagnare la tua voce con diverse voci femminili, sia una scelta molto azzeccata. Pensi di proseguire su questa strada anche per i prossimi lavori?

Nel nuovo album, il prossimo, ci saranno ancora voci femminili ma non sono previsti duetti come in Grancassa. Mi piacerebbe un giorno scrivere un album e farlo cantare completamente da altre voci che non siano la mia. Comunque in Grancassa la scelta è stata dettata dal tema di alcuni brani che sentivo cantati da due mondi diversi, diverse “isole”, solitudini. Le splendide voci di Marydim, Silvia e Vanessa hanno reso quelle canzoni dei veri gioielli secondo me.

In che modo nascono i tuoi brani? Qual’è in generale l’iter compositivo?

In genere passo mesi di vera e propria meditazione, per creare una specie di spazio, il film, un ambiente dove immaginare le scene e i suoni. Tutto nella mia mente prima. Lavoro molto prima con i sensi che sugli strumenti. Questo almeno per i miei dischi, nel frattempo spesso sai che scrivo musiche per il teatro. Generalmente immagino di scrivere una serie di canzoni e nello stesso periodo scrivo frasi, titoli, faccio scarabocchi, storie, e ovviamente leggo ricerco e colleziono giochi di parole. Poi ad un certo punto è come se dovesse piovere, e piove. In genere nel giro di tre quattro settimane mi metto a collezionare suoni e rumori, poi inizio a scriverci sopra. Le prime ore in studio i primi tre quattro giorni spesso definiscono già il colore del disco che verrà, anche se non c’è ancora una canzone, questo è successo di sicuro con Alter, Grancassa e per il nuovo prossimo album.

I brani di “Grancassa”, spaziano dalla delicatezza estatica di “Ideale”, alla paranoia di “Boomerang”. Ci puoi raccontare da dove nasce ad esempio il testo di “Boomerang”, o di altri brani presenti nel disco?

Boomerang è ritmicamente riferito alla filastrocca infantile “nella vecchia fattoria” che cito, solo che la fattoria è una prigione, una casa di cura nello specifico. Il titolo è esplicito, qualcosa che scacci, lanci via, e che ritorna. Le nostre paure, la follia, sono un boomerang e tutti abbiamo a che fare con le stesse angosce. Il brano è una specie di samba techno che mi lasciava spazio per questo tipo di atmosfera.
Non scrivo sempre cose cosi “inquietanti” e non sono nemmeno una persona pessimista per forza, tutt’altro. Ma ho bisogno di certi scenari come contraltare a brani come Sta accadendo, La cura del suono, per esempio. I miei testi vengono estrapolati da piccole frasi e giochi con le parole che mi appunto quando sono in giro, in genere quando sono a contatto con il mondo mi viene da scrivere più di quando sono a casa, a casa faccio più volentieri musica.

C’è una scena del video di “Hikikomori”, in cui la telecamera è collegata a te e si vede muovere lo sfondo, che mi ha ricordato alcune riprese del film di Battiato “Niente è come sembra”.

Abbiamo girato Hikikomori in tre giorni in giro per Amsterdam e dintorni con un freddo oltre i limiti e senza storyboard. L’idea era di muoversi in spazi urbani alla ricerca di qualcosa, qualcuno, mi sono divertito molto sia a giocare con quella camera che era parte di me, sia nel rivedere l’effetto finale, ricostruendo tutti i momenti girati, un bel lavoro. La cosa che mi è piaciuta è quel frammento finale che ho dovuto percorrere nel Red light district, con le miss giustamente arrabbiatissime che mi infamavano perché preoccupate di apparire in video. La mia faccia a disagio si vede, buona la prima. Non ho visto il film di Battiato, ma ho pianto durante “L’ombra della luce” al teatro Comunale di Firenze, lo scorso marzo.

I collaboratori che compaiono nell’album, ti hanno influenzato in qualche modo, magari suggerendo modifiche ai brani?

Ascolto sempre con curiosità i consigli e soprattutto le critiche di chi mi è vicino, è una cosa attualissima in queste ore, come ti ho detto siamo in studio.
Gli ospiti di Grancassa hanno reso quel disco speciale cambiandolo con il loro contributo. Ci sono comunque si alcune persone vicinissime con cui mi confronto durante il mio lavoro, più verso la fine, nei primi mesi infatti sono inavvicinabile.

La musica per te è una professione o un hobby?

Nessuna delle due cose. Oggi pur con enormi sforzi fare musica è il mio lavoro, ma non riesco a considerarlo tale. La musica è una cura, un gioco, una disciplina e un divertimento, ma chiamarlo hobby mi fa venire i brividi.

Le tue collaborazioni con il teatro sono frutto del caso, o avevi già una passione per questa disciplina?

Ogni forma di espressione mi interessa, ogni disciplina artistica mi attrae, il teatro è una delle più antiche e se non fosse per il poco sostegno che oggi ha ed una certa senilità che lo circonda, potrebbe essere ancora una delle più moderne. Mi piace comporre per il teatro, niente nasce per caso, ci sono arrivato con qualche timore ma è una cosa che cercavo da tempo. Quando scrivo le musiche di scena ho la possibilità di esplorare spazi e mondi diversi e mi diverto molto, oltre a trarre grande ispirazione ed imparare sempre cose nuove.

Durante questi anni hai vissuto in Italia e nei Paesi Bassi, alternandoti varie volte. Cosa ti piace di questo stato, famoso per la sua capitale Amsterdam?

Mi piace la tranquillità della città in cui vivo, che mi permette di lavorare in modo ottimale, pur restando un luogo vivace, mi piace il rispetto per le cose comuni e per le persone, mi piacciono la luce ed i paesaggi del nord. E’ una società moderna piena di contraddizioni, pane per i miei denti. Sto molto bene qui e sono in mezzo all’Europa.

Ci puoi suggerire qualche gruppo musicale dei Paesi Bassi, che merita di essere ascoltato?

I Roosbeef, che però si sono appena sciolti, Spinvis, poi non so se mi entusiasmano molte altre cose, ma sono un tipo difficile. Secondo me in Italia si fanno ancora delle cose notevoli invece che rimangono nascoste purtroppo.
Abbiamo un patrimonio musicale e ci si ascolta roba orribile. Probabile che anche qui sia cosi e che io non conosca abbastanza.

Come sta cambiando e quali direzioni prender‡ secondo te la musica nell’era Internet?

Mi pare che la musica non sia ammalata, come ho appena detto, si producono ancora bellissime cose. Il mondo si però, è ammalato, ed un sistema che ha bruciato e brucia tutto in fretta e che penalizza le risorse comuni per la ricchezza di pochi rende tutto difficilissimo. Alcuni anni fa sembrava che internet fosse un’opportunità per i piccoli, e lo è probabilmente, ma è molto dura competere con colossi che invadono gli spazi in modo prepotente, l’industria musicale rispecchia tutto un modo di concepire il mondo che ormai è al collasso. Non riesco ad immaginare quale sarà il futuro ma è evidente che è finita un’epoca con tutti i generi musicali che ha prodotto, un’epoca bellissima ma anche pompata e falsificata da giornalisti, discografici e fanatici che volevano far passare tutto per un prodotto di mercato, di questo sono stra-felice. Mi pare impossibile che la musica muoia, finché c’è l’uomo.

Ci puoi raccontare qualcosa del prossimo album?

Sono contentissimo ed impaziente. Credo sarà un disco “che mancava”. Ritmicamente più sperimentale di Grancassa ma assolutamente diretto ed intenso. Ovviamente non posso dire molto altro ancora, ma presto…. Stiamo registrando in questi giorni e saremo in studio fino a fine settembre. In autunno il missaggio e se tutto va bene l’album uscirà per i primissimi mesi del 2014. C’è stato grande entusiasmo anche da parte di ben tre soggetti discografici, anche questa è una notizia che presto si saprà ma che mi ha fatto procedere con grande energia. Sono soddisfatto, stiamo curando anche la parte live con nuovi video e tutta una serie di sorprese, spero davvero si riesca ad ottenere spazi adeguati perché anche la performance sarà altrettanto importante.
Naturalmente sul mio sito www.tenedle.com e sulla pagina facebook stiamo raccontando le cose giorno per giorno, ti aspetto li.

di Fabrizio Pucci
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