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2011 Degnidinota

Da Hikikomori a Ideale, l’intento è chiaro, stavolta Tenedle propone una riflessione sul mal de vie della solitudine tra stati mentali e cure al dolore. Un concept che si accosta ai tempi di Luminal, disco sulla follia. Come nasce l’idea di Grancassa?

Forse meglio cominciare dal “dove” è nato. Grancassa è “cresciuto” in una stanza del tredicesimo piano di un grattacielo olandese, che si affaccia di notte su migliaia di lucine lontane su l’aeroporto di Schiphol (una vera stazione lunare di notte) e sulla skyline di Amsterdam sullo sfondo. Un finestrone che di giorno vede passare senza ne colline ne montagne sullo sfondo, solo nuvole a velocità impazzita che si susseguono, cambiamenti atmosferici repentini ma che si vedono arrivare da lontano, orizzonti ampi in un luogo molto più silenzioso dell’Italia. Qui sono nati in un paio d’anni i suoni e le parole del disco. Disco che si, confermo chiude la trilogia iniziata con “Luminal”, sulla solitudine, non necessariamente in senso negativo però, sulla follia, argomento che non ha davvero limiti se osserviamo la storia dell’uomo e la società contemporanea, e sulla notte, “Alter”, che è una condizione più che un momento, che conduce ad affrontare il rapporto con l’infinito.

Patterns chitarre e cantautorato sono da sempre i capisaldi della tua ricerca creativa, stavolta arricchiti dagli attributi delle voci femminili che ti accompagnano e dalla tromba nu-jazz di Rocco Brunori, com’è nata l’esigenza di questa miscellanea sinergica di sonorità e stili?

Cantare in contrapposizione (o in duetto, dipende dai punti di vista) con Silvia Vavolo, Vanessa Tagliabue e Marydim è stato, oltre che un’ esperienza speciale nella realtà delle cose, un modo per dare voce alla mia parte femminile, al mio modo di pensare che è certamente maschile ma che cerca, e spesso predilige i punti di vista, gli atteggiamenti e la natura femminile delle cose. Credo fermamente che la donna abbia capacità superiori e l’uomo, sapendolo bene, la costringe da sempre a non pensarci o a non realizzarle. Grancassa poi ha diversi momenti in cui si parla “in due” e delle due sponde si cerca di incontrarsi (Hikikomori, Hai fai, Le cose infinite) ed è secondo me più chiaro se le voci che cantano questi concetto sono maschile e femminile. Detto questo, la scelta degli strumenti “ospiti” è la scelta sul “colore” che vuoi usare. Anche per la tromba, che è un mio pallino già da diversi anni e che dal vivo è presente anche qui fin dai tempi di Luminal, il timbro è una questione fondamentale. Rocco poi ha un modo di suonare davvero personale e nonostante provenga da altri generi ha una visione ampissima della musica. E’ entrato subito in perfetta sintonia con i miei suoni. Voci e tromba creavano secondo me il contrasto giusto per questo racconto.

Fiorentino di nascita, olandese d’adozione. Dalla wave toscana alla sperimentazione di Amsterdam. Che aria si respira nel modo di fare musica in Olanda e nella dignità artistica soprattutto in questo mondo di musicisti indipendenti? Rimpiangi qualcosa dell’Italia?

L’Olanda per me è stata un’opportunità per vedere, pensare e sperimentare cose da altri punti di vista, possibilità fondamentale, per ogni individuo direi, artista o meno. Tuttavia mi resta sempre meno facile fare paragoni, cerco ormai di trarre il meglio e escludere o provare a cambiare il peggio che dilaga ovunque anche se in proporzioni diverse. Vivere qui mi fa vedere le cose con gli occhi spalancati di stupore come un bambino, affascinato dalla bellezza ma anche dalla bruttezza a volte degli angoli del mondo che da turista non vedi. Vale anche per l’ascolto di musica o il teatro, l’arte. La scena è abbastanza ricca mi imbatto spesso in cose impensate prima anche questo in senso positivo e negativo. Vivo di musica grazie probabilmente al fatto che non vivo più in Italia, anche se nessuno ti regala niente. Diciamo che l’ambiente dove vivo è stimolante, anche se ultimamente si respira un aria di cambiamento culturale negativo. L’Olanda viene da trent’anni di discreta giustizia sociale e libertà reale ed è un paese che ancora offre opportunità e popolato di gente curiosa. Il mio percorso e la ricerca proseguono senza per forza doversi adeguare ne all’ambiente ne ai gusti delle persone di volta in volta, specialmente in un periodo in cui i gusti “peggiorano” un po’ ovunque, quindi è una strada che continua secondo quello che suggerisce ciò che senti. L’indipendenza artistica è una condizione importante e sono contento, ma traggo spesso ancora ispirazione dalle contraddizioni grottesche del nostro paese e mi piace scrivere nella mia lingua. Per ora purtroppo non ho motivi di rimpiangere, con rammarico l’Italia. Infondo poi ci torno spesso.

A proposito dell’Italia, malgrado Amsterdam sei un cantautore italiano raffinato con i tuoi testi appunto nella nostra lingua. Quindi in Olanda come si gestisce la tua identità artistica? Riesci anche a proporre dischi come questo Grancassa o ti dedichi solo ai tuoi progetti da sound track?

Mi piace “raffinato”, grazie per il complimento. L’assurdo è proprio che nonostante quello che affermi, in Olanda vengo contattato (e pagato) per suonare la mia musica e cantare in italiano, io sono qui “lo stesso” Tenedle di quando vengo ad esibirmi in Italia mentre……. Ovviamente non posso pretendere di suonare ovunque ma ormai mi accade di esibirmi sempre più spesso e volentieri qui che da noi, dove se ti chiamano per suonare, se vuoi suonare, devi rinunciare a troppe cose, compresa la dignità a volte. Non parlo di cachet, di soldi, manca la competenza e la serietà di chi gestisce gli spazi e l’attenzione delle istituzioni che hanno semi distrutto la nostra cultura musicale sposando altre linee politiche, abbiamo raggiunto livelli davvero bassi. In Olanda scrivo prevalentemente musica per teatro. Ultimamente curo la produzione di altri artisti, lo faccio da apprendista cercando di imparare mentre porto avanti le mie idee, idee che ho sviluppato producendo i miei dischi. Nel frattempo Grancassa va benissimo anche qui considerati i tempi. Ci sono ormai diverse persone sparse per il mondo affette da “Tenedlite”e grazie a loro posso essere “lo stesso” Tenedle ovunque, son piccole (enormi) soddisfazioni !

Parliamone di questi tuoi progetti alternativi: partirà presto una rappresentazione teatrale olandese del Mago di Oz con le tue musiche e attualmente l’associazione Muse sta portando avanti il progetto Moby451. Che assetto ha Tenedle in questi simposi artistici e come componi?

Ho cominciato a scrivere seriamente per il teatro circa 7 anni fa e da allora si sono susseguite cose di diverso tipo, dalle rappresentazioni per bambini al teatro comico e drammatico. La cosa che ho scoperto è che questa “ginnastica”, che difficilmente riesco a chiamare lavoro, è fondamentale per dar sfogo alla mia fantasia. Mi permette di spaziare e sperimentare suoni e stili diversi da quelli che prediligo per “Tenedle”. Il teatro e il cinema ti offrono un nuovo “sogno” ogni volta e questo è ciò di cui ho bisogno per scrivere musica. Oltretutto se la storia mi entusiasma mi ci butto dentro senza salvagente. Sto lavorando adesso a questo “volutamente irriverente” non-musical ispirato al Mago di Oz, come accennavi, una cosina ironica e per un pubblico di famiglie alla fine, una cosina semplice ma intelligente. L’idea è quella di riprende i discorsi sonori sperimentati nel mio primissimo disco, “Psicfreakblusbus”, accentuando i suoni “finti”, quello che un tempo pensavo fossero suoni “sbagliati” (e usati in quel modo, lo erano) ma che pian piano una certa consapevolezza (e sperimentazione) ha rivelato un potenziale notevole. Quei brutti i suoni campionati di violini e strumenti a fiato che però sovrapposti, tagliati “male” e fatti suonare in modo meccanico creano un effetto surreale ma anche “familiare”, diretto, un “carillon”, un carretto musicale ambulante tipo il “Draaiorgel” come lo chiamano qui in Olanda. Beh, non voglio dilungarmi troppo ma confesso che questa “rivelazione” sonora potrebbe essere l’alba del mio nuovo progetto su disco (a cui cerco di non pensare)….. Il progetto MOBY451 mi rende particolarmente orgoglioso, molte delle musiche utilizzate nella rappresentazione sono brani tratti dai miei dischi e quindi c’è un bel pò di vero e proprio Tenedle . Lo spettacolo sta andando bene, è fatto bene e riceve grande attenzione, mi dicono anche grazie alle musiche. Spero di riuscire ad assistere ad una rappresentazione in teatro. Mi piacerebbe scrivere musica per un lungometraggio, forse scriverò prima la musica e poi qualcuno ci farà il film.

Ritorniamo a Grancassa alla ricerca di qualche curiosità. Cominciamo dal titolo, porta il nome dell’unico brano strumentale di questo disco. Come mai questa scelta?

Fino ad ora ho sempre optato per titoli con una sola parola, e “Grancassa” riassumeva, mi suggeriva molti accostamenti con cose inerenti al disco. La Grancassa è uno strumento “di strada”, popolare, la mia idea è di aver fatto un disco “popolare” anche se ricercato, un disco che tratta si “di solitudine” ma anche di pellegrinaggio alla ricerca degli altri, del senso, di se stesssi, in strada dunque, con il “Tam Tam” per svegliarlo, questo torpore contemporaneo. La Grancassa, suono, battito che è presente dall’inizio alla fine del disco e rappresenta una costante. Suono che evoca il battito cardiaco, ossessivo e vitale, e proprio del battito cardiaco si parla in “Egocentrifugo” e non solo. La ciliegina, la scelta di intitolare così la traccia meno “rappresentativa” dell’album, fa parte di un mio vizio personale di cercare contrasti, di non concedere troppo all’evidenza, di distrarre oppure di creare il percorso più stimolante possibile per giungere a “sentire”. Non mi piace raccontare e spiegare sempre tutto. Ho ancora l’illusione che ci siano persone che amano fare esercizi fino ad emozionarsi sul serio. Oggi c’è una tale svendita di emozioni che è necessario scavare più a fondo. Forse sto andando fuori tema, basta così.

Il video de La Cura del Suono nasconde aneddoti interessanti: compare Bellanera, il tuo corvo femmina addomesticato. È proprio vero? Vola intorno al grattacielo dove vivi e appare al richiamo fischiettato del refrain di La Cura del Suono…

Che cosa significa vero ? Non è già reale qualcosa se lo si racconta ? Nei giorni scorsi Bellanera si è ferita ad una zampina lottando con alcuni gabbiani per una patatina fritta. Ho temuto il peggio e l’ho brontolata, le ho detto che bastava chiedere a me e le avrei comprato tutti i giorni patatine. In questo paese le patate non mancano di certo. Si è adirata e non si è fatta viva per un paio di sere. Che paura. Poi sabato mattina l’ho trovata a sbirciare dalla finestra mente facevo un’intervista radio, è orgogliosa di me e dello strepitoso successo planetario “suo” brano. Trasmettevano proprio “La cura del suono” e ci siamo guardati negli occhi, così abbiamo fatto pace. Bellanera mi fa grande compagnia specialmente quando ho bisogno di recitare monologhi contro il resto del mondo. Non c’è niente di più vero in certi momenti.

E per concludere, in Italia? Quando e dove potremo apprezzarti in versione live?

Non so se usare questa domanda per farmi pubblicità o per demolire un intero sistema. Vada per la prima opzione, chiudendo leggeri, anche se implica la seconda, pesantissima. Credo di fare una toccata e fuga a Firenze, la mia città, quest’estate, ma sono ancora indeciso se venir giù da turista o con gli strumenti. In autunno certamente, almeno dalle premesse, tornerò a presentare l’album in Italia. Farò diversi set dal vivo in radio, cosa che abbiamo messo in stand-by la scorsa primavera proprio per cercare di abbinare nelle varie città tipo Verona, Padova, Brescia, Roma, Bologna e naturalmente Firenze alcune date live. Ho presentato “Egocentrifugo” (la performance legata ai brani di Grancassa) in Teatro, ma è ovvio che ogni location (magari alternativa ed inusuale) va bene, purché si possa suonare con soddisfazione, anche i salotti perché no. Mi piacerebbe scendere più a sud. Prima, ho una data imminente qui in Olanda e poi ricomincio ad ottobre anche per concludere la produzione del disco di Bender e la composizione per l'”Oz”. Ad ottobre suono ad Amsterdam, Edam, Haarlem qui in Olanda e probabilmente in Lussemburgo. Stiamo pensando di presentare l’album in Italia eccome. C”è interesse e come ho già detto, io “ci sono”. Per seguirmi “dove come e quando” ma anche per suggerire, invitarmi o reclamare c’è tutto lo spazio che volete sul sito www.tenedle.com. E anche la parentesi promozionale è chiusa.

Chiara Marra

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