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2003 InformaFirenze

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INCONTRO CON TENEDLE (intervista INFORMAFIRENZE novembre 2003)
di PAOLO BOSCHI

C’è un nuovo cantautore in città: il suo nome è Tenedle, fiorentino, classe 1969, un artista emergente da tenere in seria considerazione. Psicfreakblusbus è il curioso titolo del suo album d’esordio, la cui ricca tracklist presenta ben 17 tracce ricche di suggestioni varie, omaggi in serie
ed ottime idee, raccordate da una strana atmosfera vagamente circense, avvolgente ed alternativa.
Tenedle ha pubblicato il suo disco d’esordio per l’etichetta indipendente Interbeat.
Abbiamo quindi deciso di incontrare per parlarci di se e dei suoi progetti.

PUOI RACCONTARCI COME NASCE IL TUO STRANO NOME D’ARTE?
Il mio pseudonimo viene dalla mia infanzia: un mio zio tornò da un viaggio in Sardegna dove aveva conosciuto un tizio che gli aveva insegnato una sorta di translitterazione “carbonara” dell’alfabeto.
Per un periodo ha chiamato tutti i familiari con questo storpiamento del nome e io ero Tenedle, appunto, epiteto che mi appartiene da sempre e che ho trovato naturale scegliere come nome d’arte, non amando sofismi di sorta.
Lascio ai curiosi dell’anagrafe la scoperta del mio vero nome sul cd o sul sito ufficiale

I TUOI PRIMI PASSI NELLA MUSICA?
Ho sempre fatto musica da quando ho ricordi.
Dalla fine delle scuole medie in particolare imparai a strimpellare la chitarra affascinato dalla
raccolta Oldies but Goldies dei Beatles e dal mitico 45 giri di Obla-di obla-da.
Appena appreso il giro di do, ho scritto subito una canzone: non ho mai affinato troppo la tecnica
musicale ma ho sempre avuto questa necessità di mettere in forma di diario sonoro le suggestioni della mia vita: infatti suono male i vari strumenti, ma li suono tutti.
La stessa estate ho fondato una band chiamat THE RAGS (gli stracci) ma il vero inizio delle danze
è stato tre anni dopo con i LAUGHING SILENCE, un gruppo con cui abbiamo fatto tantissima attività insieme fino al 1994, vincendo premi e suonando in tutta la Toscana con un repertorio di marca new wave, influenzato in particolare da Depeche mode e Kraftwerk. Poi c’è stato un periodo olandese di due anni durante i quali ho sperimentato il mio repertorio insieme ad un bassista inglese.
Dal ritorno in Italia nel 1997 ho fatto quattro demo dei quali l’ultimo (PSICFREAKBLUSBUS) è stato
captato dalla trasmissione radiofonica di RadioUno RAI “DEMO”, condotta da Michael Pergolani e Renato Marengo, e quindi dall’etichetta Interbeat, che mi ha offerto il primo contratto.

HAI SCELTO UN TITOLO PERLOMENO STRAVAGANTE PER IL TUO ESORDIO DISCOGRAFICO: PUOI SPIEGARCI COSA SIGNIFICA PER TE?
Con un pò di allenamento scandire psicfreakblusbus è facile e propiziatorio per una bella giornata
Finito il lavoro concettuale di base, che consisteva nel rappresentare musicalmente una sorta di circo fantastico, dovevo condensarlo in un titolo efficace: con i quattro riferimenti tematici principali del disco in sè ho composto questa parola.
Mi piaceva il suono, per quanto difficile, proprio perchè non ne esisteva uno sul dizionario e non
era allo stesso tempo il tipico neologismo scontato dell’ultima generazione di parolieri italiani.

QUALI SONO I TUOI MODELLI MUSICALI (E NON ) DI RIFERIMENTO?
Sicuramente i secondi Beatles, psichedelici e sperimentli, da Revolver al White Album passando per Sgt. Pepper e Magical mistery tour per intenderci.
Nella mia formazione c’è un padre che è un italianofilo di spessore, cultore in tempi non sospetti di Tenco, Gaetano, Gaber, Ciampi e altri ancora.
Ho un gran debole per Nick Drake, che secondo me non ha paragoni, semplicemente.
E amo gli XTC, una sorta diversione moderna dei Beatles. Mi piace moltissimo anche David Sylvian,
che vedo come un anello di congiunzione tra cantautorato, l’elettronica e gli anni settanta.

IN QUALE DELLE CANZONI DI PSICFREAKBLUSBUS TI RITROVI DI PIU’ ?
Numero uno, Il cerchio (che diventerà anche un video) e Fenomeno.
Sono le più autobiografiche del disco e presentano nel complesso la mia visione personale del mondo e della vita (sorride….)
O almeno le mie sensazioni al riguardo in questo omento.

QUALI SONO I TUOI PROGETTI PER IL FUTURO?
Ho già un nuovo lavoro in cantiere, ambientato in linea generale in un manicomio (questo mondo?)
e giocato in buona parte suoi disagi, mentali e non.
Praticamente tutte le tracce sono già pronte, da fine marzo potrebbe essere ascoltabile.
E’ qualcosa ancora più a cavallo tra Beatlesmania e Radiohead, un gruppo che ha saputo sperimentare su itinerari mai sentiti prima, tra psichedelia ed elettronica.
Per la pubblicazione, spero di poter continuare il mio rapporto con la Interbeat, che si è dimostrata una etichetta formata da persone serie (in giro ce ne sono di venditori di sogni).

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